{"id":53,"date":"2013-03-17T18:22:00","date_gmt":"2013-03-17T18:22:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.parigiocara.it\/?p=53"},"modified":"2014-06-23T18:35:52","modified_gmt":"2014-06-23T18:35:52","slug":"la-fine-del-giorno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.parigiocara.it\/index.php\/la-fine-del-giorno\/","title":{"rendered":"La fine del giorno"},"content":{"rendered":"<p>Ripenso a quei corridoi enormi e bianchi percorsi milioni di volte. La luce del sole dalle grandi finestre e nello stomaco un enorme pugno chiuso che mi impediva di crollare e che anzi mi spingeva, mi dava un passo sicuro sui miei alti zatteroni estivi. Dovevo chiudere le lacrime nel pugno,far brillare &nbsp; quegli occhi che vagavano smarriti. Dovevo trasmettere a mio padre, ricoverato per l&#8217;ennesima volta, un &#8220;senso di normalit\u00e0&#8221; pur essendo malato di un tumore. Provo disagio ancora a nominare una parola innominabile. Ho vissuto anni in cui tutti noi, la mia famiglia, abbiamo costruito un muro di protezione (o cos\u00ec credevamo) intorno a lui, non pronunciando quel nome che suona come una condanna. &#8220;Cancro suona come un&#8217;espressione socialmente sconveniente, circondata da tab\u00f9, reticenze, silenzi scaramantici&#8221; come dice Pierluigi Battista nel suo ultimo libro.<br \/>Sono ricordi che fanno ormai parte di me, tornati fuori in modo prepotente leggendo l&#8217;ultimo libro di Pierluigi Battista,&#8221;La fine del giorno&#8221; un diario. Il diario di una malattia impronunciabile che ha colpito sua moglie.<br \/>E&#8217; un atto di coraggio scrivere di fatti personali tanto dolorosi e riuscire a scriverne senza sbavature di autocommiserazione. Ogni pagina di questo diario fa trasparire la &nbsp;&#8220;profonda ripugnanza&#8221; per quella &#8220;orribile escrescenza del dolore che \u00e8 l&#8217;autocommiserazione, una forma spaventosa di egocentrismo del superstite, un sentimento riferito solo a s\u00e9 stesso e non alla persona che ha subito il massimo dell&#8217;affronto e non \u00e8 nemmeno pi\u00f9 in grado di lamentarsene&#8221;.<br \/>Ogni pagina di diario ci riporta alla &#8220;solitaria Adirondack di colore rosso e di struggente malinconia&#8230; il soggetto di un&#8217;opera di Paul Schulenburg esposta in un museo intitolato a uno degli artisti che lei amava di pi\u00f9 Eduard Hopper&#8221;. L&#8217;immagine che ci rimane leggendo il libro \u00e8 quella bellissima del suo &#8220;fiero atto di ammutinamento morale, il rifiuto di farsi annichilire come persona integra, non riconducibile all&#8217;unica e totalizzante condizione di inferma incapace di vivere&#8221;. Non perdere il senso dell&#8217;ironia,non smettere di canzonare amabilmente, rimanere aggrappati alla &#8220;normalit\u00e0&#8221;, che pu\u00f2 essere rappresentata dallo scambiare un&#8217;enorme libro sui tumori, con un&#8217;enorme granchio, karkinos, sulla copertina, per un libro sui segni zodiacali. Perch\u00e8 quella normalit\u00e0 \u00e8 vita e perch\u00e8 la vita \u00e8 fatta di speranza, che \u00e8 l&#8217;unica cosa che vorremmo non ci venisse mai tolta e che solo persone grandi riescono ad avere sempre nascosta in un angolo del cuore.<br \/>Leggere questo diario, e ripiombare in quell&#8217;indescrivibile coacervo di sentimenti che si provano anche solo leggendo una pagina memorabile dell&#8217; Idiota di &nbsp;Dostoevskij dove si descrive il drammatico sentire del condannato a morte. &#8220;Se potessi non morire! Se si potesse far tornare indietro la vita, quale infinit\u00e0! E tutto ci\u00f2 sarebbe mio. Allora trasformerei ciascun minuto in un intero secolo, non ne perderei nulla, terrei conto di ogni minuto e non ne sprecherei pi\u00f9 nessuno!&#8221;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ripenso a quei corridoi enormi e bianchi percorsi milioni di volte. La luce del sole dalle grandi finestre e nello stomaco un enorme pugno chiuso che mi impediva di crollare e che anzi mi spingeva, mi dava un passo sicuro sui miei alti zatteroni estivi. 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